In primis, le attenuanti. Elenchiamole una per una. 1) L’Atalanta gioca da due mesi ogni tre giorni e la stanchezza, prima quella mentale e poi quella fisica, si sta facendo sentire (la sentiamo noi, figuriamoci i ragazzi ; 2) questa stagione è particolare sia sull’aspetto fisico (si avvertono gli strascichi della mancata preparazione estiva) sia su quell’ambientale (l’assenza di pubblico che, nei momenti di difficoltà, avrebbe fatto sentire il suo peso da dodicesimo uomo) ; 3) quando le cose non girano, non girano. Perché se quel rasoterra di Miranchuk fosse andato in rete anziché sbattere sul palo, staremmo parlando tutti d’altro.
Ma se abbiamo dovuto scrivere delle attenuanti, vuol dire che un “reato” – sportivamente parlando – l’Atalanta lo ha commesso. E non troviamo parole più efficaci di “reato” per definire la clamorosa rimonta subita dalla compagine di Gasperini ieri. Un 3-0 sul Torino in scioltezza diventato incredibilmente e colpevolmente 3-3.
Una colpevolezza dichiarata dagli stessi “imputati”. Marten de Roon, su Instagram, ha ammesso sinceramente che non esistono giustificazioni a quanto accaduto ieri.
L’Atalanta ha letteralmente dominato nei primi 40 minuti di gioco, concretizzando al massimo (finalmente) le occasioni create con Ilicic, Gosens e Muriel, però è incappata nello stesso peccato mortale di Bologna: ha staccato troppo anticipatamente la spina.
E quando accadono situazioni del genere, possono accadere due cose: o ti va di lusso perché gli avversari non riescono a trovare il bandolo della matassa e quindi porti a casa l’intera posta in palio, oppure l’altra squadra la riapre in maniera casuale e sono uccelli per diabetici, perché recuperare la concentrazione diventa praticamente impossibile. Così è accaduto a Bologna dopo la rete di Tomiyasu, così è accaduto ieri con l’uno-due Belotti-Bremer sul finale di primo tempo.
E se sbagliare è umano, perseverare è diabolico. Diventano 4 i punti letteralmente gettati nel water dall’Atalanta, così. In un campionato dove la differenza tra il quarto e il settimo posto sarà sottile, sono punti pesantissimi.
Sul banco degli imputati, spiace a dirlo, termina anche Gian Piero Gasperini. Per due motivi: se una squadra continua a staccare mentalmente la spina, logico che il principale responsabile sia il tecnico. E poi i cambi non hanno assolutamente convinto, come quello di inserire Lammers e non Freuler quando il risultato vedeva ancora l’Atalanta avanti per 3-2
Per fortuna della Dea, il campionato sta clamorosamente aspettando i nerazzurri: Roma, Napoli e Sassuolo sconfitte, aspettando cosa farà la Lazio. Ma non sempre sarà così.
Ragion per cui, a netto della semifinale di ritorno di Coppa Italia di mercoledì con i partenopei e l’ottavo di Champions League con il Real Madrid, vi è un mese di tempo per provare a invertire la rotta e tentare di non compromettere una qualificazione europea che questa squadra meriterebbe. In caso contrario, non sarebbe delitto di lesa maestà la valutazione del ruolo di Gasperini sulla panchina dell’Atalanta.
