Atalanta-Lazio 1-3, l’editoriale – La testa alla Coppa, il mercato deludente e la storia e matematica di Formello

Leggendo la formazione dell’Atalanta, già si potevano intravedere le prime avvisaglie. Squadra priva di quattro titolari fondamentali (Gosens per squalifica, Hateboer per infortunio, Romero per la positività al Covid-19, Pessina per scelta tecnica) e che ha sperimentato la convivenza tra Ilicic e Miranchuk, sulla quale i più nutrivano incertezze contro una squadra invece con tutti i titolari in campo, dai meccanismi collaudati e dalla voglia di rivalsa dopo la sacrosanta eliminazione in Coppa Italia a opera della Dea di mercoledì scorso. La logica voleva che fosse la seconda a prevalere. E così è stato.

Sul merito del successo dei biancocelesti, nulla quaestio. La Lazio ha prevalso nettamente, tenendo in mano il pallino del gioco e sfruttando tutte le magagne di un’Atalanta raffazzonata. Poi, vero, le reti della compagine di Inzaghi sono frutto di tre errori tecnici individuali. Gollini ha sulla coscienza sia la prima rete che l’ultima. Impacciato sul tiro lentissimo di Marusic (con l’attenuante del sole negli occhi), imballato nell’azione che ha portato al gol di Muriqi. E poi non è accettabile che Palomino e Djimsiti saltino in due su un unico uomo, consentendo a Correa di essere liberissimo sulla seconda palla.

Davanti, come prevedibile, Ilicic e Miranchuk si sono annullati a vicenda, Zapata è stato evanescente e il solo Maehle ha mostrato un po’ di brio. Poi, solo l’ennesima grande giocata di Muriel ha permesso a Pasalic (ben tornato, Supermario) a mantenere in vita per tre minuti l’Atalanta, fino al gol definitivo di Muriqi.

Insomma, è sembrata una squadra con la testa da un’altra parte, probabilmente già a mercoledì, semifinale di Coppa Italia col Napoli. Evidentemente tutte le voci del tipo: “bella l’Atalanta, ma non vince mai nulla” stanno lasciando il segno. C’è voglia di concretizzare questo periodo bellissimo con un trofeo e la Coppa Italia potrebbe rappresentare un’occasione importante. Non ci sarebbe da biasimare nessuno se fosse così anche perché, dovesse andare male la semifinale con i partenopei, mancherebbero 17 partite di campionato, quindi di tempo per rimediare eventuali distacchi ce ne sta in abbondanza.

Sempre che la società faccia la sua parte in questo ultimo giorno di mercato, molto deludente fino a questo punto. Precisiamo, nessuno pretende la sostituzione di un giocatore importante come Papu Gomez a gennaio perché l’acquisto di un calciatore forte nella sessione invernale lo si perfeziona solo investendo somme davvero ingenti. Però resta inconcepibile, imbarazzante, inenarrabile, incommentabile e, soprattutto, imperdonabile, il mancato arrivo di un centrocampista che possa costituire un’alternativa a Marten De Roon.

L’olandese è un punto fermo di questa Atalanta ma non si può pretendere che giochi sempre con queste gare che si disputano ogni tre giorni. Ma non può rifiatare, perché un suo alter ego in rosa non c’è. Ed è una mancanza da società dilettantistica, inutile indorare la pillola perché non serve.

Invece serve rinfrescare la memoria alla S.S Lazio, che si vanta della Coppa Italia esposta a Formello (cit. Massimiliano Farris, allenatore dal curriculum da pelle d’oca (Pomezia, Pomigliano, Viterbese, Sora, ammazza che squadroni)). Ricordiamo innanzitutto che la bacheca biancoceleste, tra il 1999 e il 2002, è stata costruita sulle sofferenze di 35mila risparmiatori, truffati dal crac Cirio dell’allora patron della Lazio Sergio Cragnotti (andarono in fumo bond per 1,125 miliardi di euro).

Poi, ricordiamo anche che nel 2005 la Lazio di Claudio Lotito usufruì di una legge “ad hoc” per spalmare in 23 anni il debito di 140 milioni di euro (non costruito dall’attuale patron laziale) con l’Agenzia delle Entrate, evitando così il fallimento (che ebbero altre società, come ad esempio la Salernitana Sport, non iscritta al campionato per un debito di 8 milioni di euro). Fallimento che non sarebbe comunque potuto avvenire perché bisognava preservare l’ordine pubblico, parole pronunciate dall’allora Presidente del Consiglio Silvio Berlusconi, che si preoccupava che Roma potesse essere messa a ferro e a fuoco dai tifosi laziali che certo non erano (e non lo sono attualmente) stinchi di santo.

Questa la storia. Per quanto riguarda la matematica, beh, il doppio confronto in campionato tra Lazio e Atalanta è terminato 5-4 in favore dei nerazzurri. Quindi, in caso di arrivo a pari punti, sarà la Dea a prevalere. Magari a Formello useranno un’altra matematica e quindi loro si riterranno più forti. Come si dice in questi casi? Ah sì, la regione è dei fessi.

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