Dopo il Genoa, l’Atalanta continua a vestire i panni di “formichina”. Nel recupero contro l’Udinese, è arrivato infatti un 1-1 che fa nuovamente storcere il naso alla maggior parte dei sostenitori atalantini ma che comunque porta un po’ di fieno nella fascina della classifica di Serie A, che vede ora la Dea quinta in condominio con la Juventus con 33 punti.
Una gara che ha seguito lo stesso copione della sfida contro il Grifone di domenica scorsa, eccezion fatta per gli episodi delle due reti. Primo tempo che ha visto lo sprint iniziale degli avversari, con il gol di Pereyra propiziato da una dormita collettiva dell’intera retroguardia atalantina, con poi l’Atalanta che mano a mano ha macinato gioco, sfiorando prima il pari con Maehle (strepitoso il portiere dell’Udinese Musso sulla conclusione a botta sicura del danese) e poi ottenendolo con l’ennesima, strepitosa giocata di Muriel, al suo undicesimo gol in campionato.
La ripresa ha visto l’Atalanta fare molto predominio territoriale ma non riuscendo mai a trovare il varco giusto, con l’Udinese che si è barricata e ha teso a spezzettare molto il gioco. Gli innesti di Ilicic, Zapata e Gosens, inizialmente tenuti a riposo, non hanno portato gli effetti sperati. Nel secondo tempo, a parte l’incredibile topica di Malinovskyi che, a pochi metri dalla porte, invece di concludere ha cercato un tacco per un eventuale compagno pensando di essere marcato, l’Atalanta non ha creato particolari occasioni.
Questo a causa della spietata semplicità del gioco del calcio. Se una squadra si difende e chiude tutti gli spazi, la compagine che attacca gli spazi se li deve creare. Come? Avendo in campo un calciatore in grado di saltare l’uomo e fare in modo che venga costruita la cosiddetta superiorità numerica. L’Atalanta ha il solo Ilicic in grado di fare questo ma, come ha detto lo stesso Gasperini, con una stagione anomala dove si gioca ogni tre giorni sarebbe ingiusto pretendere che lo sloveno abbia un rendimento costante al 100%.
Così come sarebbe ingiusto pretendere che Malinovskyi possa fare l’Ilicic della situazione. L’ucraino ieri ha messo tanta intensità e non ha avuto (episodio del “tacco” a parte) mai lo spazio per scoccare la conclusione. Ma non sarà mai l’uomo che accenderà la fantasia nel reparto offensivo. E teniamo presente che l’ucraino gioca sempre fuori ruolo, dato che lui è una naturale mezzala da centrocampo a tre (ruolo che occupa diligentemente in Nazionale).
Tecnicamente, chi avrebbe tutte le potenzialità tecniche per sostituire lo sloveno è Miranchuk. Ieri, il russo ha avuto un’opportunità, ma non l’ha sfruttata. La sensazione è duplice. In primis, non si è ancora completato il processo di ambientamento. In secundis, molto probabilmente si tratta di un calciatore che avrebbe bisogno di avere tutta la trequarti per sé, venendo coperto nel tridente offensivo da un calciatore più agonistico come Pessina.
A proposito di Matteo, ieri era in campo, ha fatto tanto lavoro sporco, ma dal punto di vista della mera intensità, ha perso il duello a centrocampo con Arslan. Insomma, lo si è un po’ perso ieri così come si perde Pasalic quando gioca al posto di uno tra De Roon e Freuler.
Una considerazione che apre il tema del mercato. I soloni che credono di avere la verità in tasca possono dire quello che vogliono, ma un centrocampista vero, più votato alla fase di interdizione che di costruzione e capace di far rifiatare a turno sia Capitan Futuro che Remo serve come il pane. Possibile davvero che Sartori non arrivi a capire questo? Sinceramente, non lo crediamo. Se la Roma ha veramente proposto Diawara per un eventuale scambio con Gomez, beh, pensiamo che sia un’opportunità da valutare seriamente.
Già, il Papu. Ogni volta che l’Atalanta compie un passo falso (ammesso che un pareggio a Udine lo sia), si palesano sui social le “vedove” dell’argentino, ossia quei tifosi che lo rimpiangono. Mettiamo subito le cose in chiaro. Ovvio che un calciatore come Papu Gomez manchi a quest’Atalanta. Ma è purtroppo altrettanto ovvio che, a prescindere da come siano andati i fatti, che esistono due fatti incontrovertibili: a meno di clamorosi miracoli, Papu Gomez non giocherà mai più con la Dea e non sembra, vedendo il suo profilo Instagram, che l’ex capitano si sia stracciando le vesti perché non gioca. Quindi, le lamentele delle “vedove” si riducono a essere esercizi di mera retorica che non portano a nulla. Veramente a nulla.
Udinese-Atalanta 1-1, l’editoriale – La formichina, le “vedove” e il mercato
