L’Atalanta e le tasse annuali da pagare. No, non è un titolo di una lezione della facoltà di economia dell’Università di Bergamo ma semplicemente degli avvenimenti che si ripetono con periodicità nella Dea di Gian Piero Gasperini.
E, tra questi, due su tutti: la goleada a sfavore in Champions League e la rimonta da un vantaggio importante in campionato. Il primo tributo l’abbiamo pagato lo scorso anno a Manchester e in questa stagione in casa con il Liverpool, ma è stato un tributo che poi ha significato accesso agli ottavi di Champions League e quindi si può dire che sia stato pagato volentieri.
L’F24 del secondo, invece, l’Atalanta lo ha saldato ieri. Sembra davvero un balzello quello di gettare nel water (è Natale, scriviamo correttamente senza utilizzare la prima persona singolare del tempo presente del modo indicativo del verbo “cessare”) due o tre punti che parevano essere già in cassaforte.
Successe il 25 novembre 2018, quando l’Atalanta ad Empoli vinceva 2-0 grazie ai gol di Freuler e Hateboer, ma si fece raggiungere e sorpassare dai toscani grazie a La Gumina, l’autorete di Masiello e Silvestre in pieno recupero. L’episodio si ripeté il 19 ottobre 2019. Atalanta a Roma contro la Lazio che va a riposo sul punteggio di 3-0 per effetto della doppietta di Muriel e del gol di Gomez (ah, giusto per ribadire, il Papu era in campo anche a Empoli, quindi dire che se ci fosse stato l’argentino in campo ieri non ci sarebbe stata la rimonta del Bologna è assolutamente smentito dai fatti).
E alla fine ieri, 23 dicembre 2020. Atalanta avanti per 2-0 con l’uno-due di Muriel (la prossima volta che il colombiano partirà dall’inizio e segnerà una doppietta in trasferta, procuriamoci tutto il ferro possibile) e che sembrava aver messo in ghiaccio l’incontro.
Sembrava, appunto. Come accadde 12 mesi or sono sempre al Dall’Ara, l’Atalanta anche in quest’occasione ha lasciato a casa la concretezza. E la legge non scritta del calcio la ha inesorabilmente punita. Il Bologna trova un gol casuale con Tomiyasu, mette a suo favore la bilancia psicologica del match e sugli sviluppi di un calcio d’angolo, Paz sigla il 2-2. E ci è andata anche di lusso nel finale, perché Soriano stava ripetendo il Silvestre empolese di due stagioni fa.
Gasperini ha detto che non è stata colpa delle sostituzioni di Ilicic con Miranchuk e di Muriel con Zapata (anche se quest’ultima forzata per un colpo subito dal colombiano). Siamo propensi a credergli. Ma questo non lo esime da colpe. Perché se con ciclicità, episodi del genere si ripetono, vuol dire che il processo di maturità dell’Atalanta per diventare definitivamente una grandissima squadra è ancora lontano da essere completato. Anzi, volendo essere più cattivi (nonostante sia Natale), nutriamo forti dubbi che possa essere completato. Perché una grandissima squadra non paga mai la tassa della rimonta e fa sempre e puntualmente l'”evasore fiscale”.
Il tecnico nerazzurro ha anche affermato che non vi è stato furore. Ed è vero. La Dea si è specchiata su sé stessa, divenendo presuntuosa e narcisista. In pratica, lo stesso atteggiamento di Crotone. In Calabria, è andata bene perché i 3 punti sono stati strappati. Ieri, no. E se una squadra pone a “OFF” l’interruttore dell’intensità, il principale responsabile è sempre il tecnico.
Tocca a Gasperini porre i correttivi giusti affinché tale tassa non venga più pagata, finalmente. Ci consoliamo con la cabala. Se il tributo della goleada in Champions ha sempre significato ottavi, speriamo che il balzello della rimonta in campionato porti lo stesso traguardo dei due anni precedenti. In ogni caso, un passo alla volta. Prima, l’umiltà. Prima, i 40 punti. Non dimentichiamocelo mai.
Bologna-Atalanta 2-2, l’editoriale – Sotto le due Torri, la Dea è sempre Babbo Natale
