Alla fine, chi l’avrebbe mai detto che la tanto vituperata maglia grigia scelta quest’anno dalla società per continuare la saga delle casacche speciali per il cosiddetto “Christmas Match” sarebbe entrata di diritto nella ultracentenaria storia dell’Atalanta Bergamasca Calcio?
La palata stile Alessandria rimarrà infatti per sempre il simbolo di un successo contro la Roma assolutamente pregno di significati che vanno al di là dei semplici – si fa per dire – tre punti in più in classifica. A cominciare dalla rimonta interna contro i capitolini, che sta diventando una piacevole tradizione.
20 novembre 2016, Atalanta-Roma 2-1, con Caldara e Kessié che rimontarono il vantaggio iniziale di Perotti su rigore. 27 gennaio 2018, Atalanta-Roma 3-3. I giallorossi sembravano aver chiuso i giochi nel primo tempo con la doppietta di Dzeko e il gol di El Shaarawy, ma nella ripresa la reazione firmata Castagne, Toloi e Zapata. 15 febbraio 2020, Atalanta-Roma 2-1, segna sempre Dzeko per la Lupa, rimontata da Palomino e Pasalic. Ieri, il gol a freddo del solito Dzeko e nella ripresa la solita, piacevolmente solita, reazione. Prima Zapata e Gosens, ben serviti dal subentrante Josip Ilicic. Poi Muriel e infine la perla del 72 sloveno, finalmente ritrovato.
Già, finalmente ritrovato. Da quanto tempo volevamo scrivere queste parole per Josip Ilicic. Dopo qualche prodromo, come il gol ad Anfield Road contro il Liverpool, e molti passaggi a vuoto, Jojo è tornato a essere quello di marzo al Mestalla di Valencia: semplicemente devastante e incubo numero uno delle difese avversarie. Con Gasperini e tutti noi atalantini pronti a “gustarcelo” in questo proseguimento di stagione.
Ilicic entrato al 45′ al posto di Pessina. Attenzione, perché qui si rischia di rispolverare la staffetta tra Mazzola e Rivera di valcareggiana memoria. La sostituzione tra l’ex Verona e lo sloveno rappresenta un fattore molto importante e da non sottovalutare. Rappresenta, infatti, la convivenza tra le due anime di questa Atalanta.
Un dato di fatto resta insindacabile. Attualmente, la Dea non può permettersi di partire dall’inizio con tre giocatori puramente offensivi per una questione prettamente fisica (rammentiamo ancora una volta la particolarità di questa stagione, dove si gioca ogni tre giorni e dove non si è svolta la preparazione) e questo agevola l’impiego di un centrocampista in più come Pessina dall’inizio. Ieri Mattia non si è visto tanto in prima persona, ma ha fatto tanto lavoro oscuro, lavorando ai fianchi la Roma e consegnando a Ilicic i capitolini belli e pronti per essere mandati al tappeto, come è poi accaduto.
Insomma, la tradizione delle rimonte interne con la Roma, il ritorno di un campione come Ilicic, l’instaurarsi dell’innovazione della convivenza tra le due anime tattiche dell’Atalanta. Tre parole che terminano per “-one” in questa nuova Atalanta. In realtà, ce ne sarebbe una quarta: ossessione.
Il riferimento al Papu Gomez è palese. Ieri il Gasp ha lasciato intendere quello che si era percepito, vale a dire che la non convocazione dell’argentino sia dovuta a un irrigidimento da parte della società, irritata dopo la richiesta del capitano di essere lasciato libero gratis.
Gomez l’ha fatta fuori dal vaso, è evidente. Ma attenzione: la squadra lo riconosce ancora come capitano ed è un fattore non trascurabile. Come (a proposito di termini che finiscono in “-one”) la tifoseria atalantina non deve cedere alla tentazione di snobbare ora il Papu.
In conclusione (sì, oggi ci gira così), l’argentino non diventi un’ossessione. Quando e se tornerà, dipenderà da lui e da Percassi. Ora bisogna solo concentrarsi sull’impegno di Bologna. Sarà tutt’altro che semplice.
Atalanta-Roma 4-1, l’editoriale – La tradizione, il campione e un’ossessione…che non deve essere tale
