Juventus-Atalanta, l’editoriale – Manca sempre un soldo per fare una lira

Oramai sta diventando una sorta di tradizione. Per la terza stagione di fila, l’Atalanta lascia l'”Allianz Stadium” di Torino con un punto in classifica in più ma con tanto rammarico per non aver ottenuto il bottino pieno. Una sequela che venne aperta dall’1-1 del 19 maggio 2019, con Mandzukic che nel finale rispose a Ilicic nella sfida che però consentì all’Atalanta di ipotecare la prima storica qualificazione in Champions League.

Poi, il 2-2 dello scorso 11 luglio, con la Dea due volte avanti con Zapata e Malinovskyi , due volte raggiunta da due calci di rigore generosissimi (eufemismi) trasformati da Cristiano Ronaldo. E, infine, l’1-1 di ieri. Sì, forse dei tre è il pareggio più “giusto”, in quanto pure la Juventus ha avuto le sue occasioni e Gollini è risultato essere il migliore dell’Atalanta.

Ma se contemporaneamente è stato Szczesny il migliore dei bianconeri, beh, qualcosa vorrà pur dire. Globalmente, l’Atalanta ha disputato una partita “regolare” per tutti i 90 minuti più recupero. Dove per “regolare” si intende una gara decisamente alla pari con un avversario che, nonostante tutto, resta il principale accreditato per la conquista di quello che sarebbe il suo decimo scudetto consecutivo.

Una gara “regolare” nel suo andamento a folate. La Juventus si è fatta preferire nei primi dieci-quindici minuti di ogni frazione, mentre è stata la Dea ad avere il pallino del gioco nei restanti frangenti. E, soprattutto nella ripresa, ha costruito diverse occasioni dove Szczesny è salito sugli scudi.

Così come è salito sugli scudi Gollini. Sono stati almeno quattro le parate decisive compiute dall’estremo difensore nerazzurro, tra le quali l’intervento dove ha messo la faccia (nel vero senso del termine) su Morata e poi l’aver detto no a Ronaldo sull’ennesimo rigore generosissimo (eufemismo bis) fischiato da Doveri per fallo di Hateboer sul calciatore numero uno degli antisportivi (d’altronde, è figlio di un altro che faceva dell’antisportività il suo marchio di fabbrica e le pere non cadono mai lontano dall’albero).

Una prestazione, quella del portiere nerazzurro, da Nazionale senza se e senza ma. Così sugli scudi è salito Remo Freuler, autore di una perla, la rete del pareggio, di bellezza uguale solo alla rete segnata nella sfida degli ottavi contro il Valencia nella scorsa stagione. Un gol che impreziosisce l’ennesima prestazione di livello.

Un altro elemento da sottolineare dalla sfida di ieri è stata la pacifica convivenza della nuova e della vecchia Atalanta, intendendo con questi aggettivi le vesti tattiche della Dea. Nel primo tempo, il 3-5-1-1 vincente sia a Liverpool che ad Amsterdam con due centrocampisti offensivi deputati anche all’interdizione come Pessina e Malinovskyi accanto a Zapata. Nel secondo tempo, il 3-4-1-2, con il Papu Gomez dietro Miranchuk e Muriel, tutti e tre entrati nella ripresa.

Già, il Papu. Vero, al gol di Freuler si è isolato e non ha esultato grandemente. Ma è altrettanto vero che, appena entrato, lo stesso svizzero gli ha ceduto spontaneamente la fascia di capitano e i compagni lo hanno cercato sempre. La maretta tra l’argentino e Gasperini è ancora pienamente in corso, però ieri entrambi i contendenti si sono comportati professionalmente. Con il bene dell’Atalanta come unico obiettivo. E allora perché non ipotizzare che possano continuare cosiì?

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