IZ e il gioco dei castelli in aria

Se spulciate tutte le enciclopedie di questo mondo, alla voce “castello in aria” troverete la dicitura: “con il termine castello in aria si indica un progetto, un sogno, un’aspirazione certamente destinata a non realizzarsi nel breve periodo e pertanto non meritevole di attenzione immediata“.

Sì, il castello in aria è una metafora del “voglio…”. Tutti noi nella vita vogliamo avere qualcosa, vogliamo essere qualcosa. E all’elenco si è aggiunto anche IZ, che vuole avere quello che prendono i giocatori dell’Atalanta nell’intervallo.

IZ chi? Come, non lo conoscete? Ma se tutti noi vogliamo essere lui? Sì, lo confessiamo, il nostro castello in aria più grande è quello di diventare come IZ. Vogliamo cavalcare l’onda dei tifosi italiani medi per i quali l’Atalanta deve essere per forza la centrale del doping del calcio, tanto per vendere qualche copia in più, lanciando illazioni libere fregandocene altamente di qualcosina che si chiama “deontologia professionale”, “ricerca delle fonti”, ecc…

Cosa? Combattere per un calcio controllato al 101% e obbligare i calciatori alla reperibilità obbligatoria (tutti e di tutte le squadre professionistiche europee) come avviene nel ciclismo? Ma siamo matti, IZ sa benissimo che se scrivesse una cosa del genere non venderebbe quelle fantomatiche copie in più. Ma sai che succederebbe se un Ronaldo o un Messi, ma anche un Papu Gomez o un Immobile, tanto per fare un esempio, fossero costretti a comunicare i loro spostamenti? Ovvio, ci sarebbe la rivoluzione dei tifosi italiani (ed europei) medi, chi me lo fa fare di inimicarmeli?

No, troppo complicato. Molto più semplice punzecchiare chi è mediaticamente più debole e darlo in pasto ai frustrati da tastiera. Sì, tutti noi vogliamo essere IZ, questo è il nostro castello in aria. Il nostro castello metaforico concreto, invece? Essere esattamente l’opposto di IZ.

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